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Poemetto alle creature figlie della notte

Andriuslan

Sociale

Vagabondando la notte,
affogando le ore
svampite le membra
nelle fumerie d’oppio,
euforica estasi d’aria
consapevole necessità
che il poeta e l’assenzio
si inseguono nella notte,
come voce e silenzio.
Ciabattando le strade
e i sentieri più cupi del se.

Allora riprendimi in culla notte,
fa sì che possa succhiare
dal tuo seno ogni acido di poesia.
Rendimi nudo, strambo,
rendimi gufo, inerme al tuo incanto.
Tutti i tuoi sentieri, i più neri,
si ricongiungono nello spiazzo
della morte fonda, affranta.
E negli occhi si annebbiano
allucinogene alienanti favole.

Trascorrimi dentro
allontanami dal tempo
il mio teschio pericolo
ripugnato dagli sguardi
per mano e per vincolo
non vi entrerà in circolo.
Resteranno i miei occhi bardi
di chi sudicio vive ai margini.

Racconterò di spregevoli creature,
chiocciole che rilasciano
Il sapore amaro del passaggio
marchiando la terra
di un laconico destino
quanto mai acre,
quanto mai meschino.

Ombre si rigonfiano,
come fisarmoniche
orchestrate da lampioni.
Cadono e rialzano
tra loro sorretti
nella più solidale inettitudine
come tribù si riuniscono
intorno a un fuoco
...Stretti.

Le ore si assottigliano
piccole, negli istanti
si sprecano,
nel fracasso di vetri
che scricchiolano tetri
come ossa di Santi.
Viziosi regnano
goderecci spasmi,
eiaculano sanguinanti
tossite parole
esiziali, angusti canti.

Periferie risucchiano
dentro vortici spettrali,
dapprima l’essere umano
poi come belve animali
chiuderanno fila di catene,
catene alimentari...
Non importa che tu sia;
Un cocchiere,
un araldo,
un prelato,
un emigrato,
un mercante del sesso,
un alfiere,
un malato,
o l’estasi di me stesso.
La corsa del treno
alimentato a sputi
si fermerà
in una grande pozza
di liquidi rifiuti...

Riprende fiato il destino
che come ogni notte per notte
mi riporterà al mattino.
Consapevole della fine, la morte.
La morte, della notte mia notte.
Dormirà tra le mie braccia il giorno,
si scioglie in un se annichilito
ormai stanco di urlare
forte più forte...

Andriuslan | Poesia pubblicata il 27/02/17 | 307 letture

 
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Nota dell'autore:

«inserita come "sociale" parla del dramma che vivono personaggi ai margini scarti del giorno, in prima persona anche molti poeti e artisti anime rigettate dal giorno metaforico a condannate a vivere il moto perpetuo della notte e tutto ciò che ne scaturisce. In realtà non credo sia un poemetto e neanche una poesia sociale, stenta a trovare posto come la ristretta cerchia delle creature figlie dell’oscurità»

 

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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Andriuslan ha pubblicato in questo sito:
 Le sue 10 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Lettera a quel bambino (25/11/09)

L'ultima poesia pubblicata:
 Poemetto alle creature figlie della notte (27/02/17)

Una proposta:
 Oltre la vita (28/01/17)

La poesia più letta:
 Attimi di interminabile delirio (21/01/10, 4137 letture)

  


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