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Abbiamo il SOLE, ma ci manca il SALE

sergio garbellini

Riflessioni

Abbiamo tutti la televisione,
naturalmente con il digitale,
la sera, sulle comode poltrone,
scegliamo lo spettacolo ideale.

Abbiamo pure l’auto parcheggiata
accanto al marciapiede, per andare
nei posti di lavoro o viene usata
per far la spesa o per recarsi al mare.

Abbiamo, quasi tutti, confidenza
con il computer, mezzo assai moderno,
che ci permette un’ampia conoscenza
e ci rapporta con il mondo esterno.

Abbiamo sempre il cellulare in mano
per contattare chi ci vuole bene,
ci serve da vicino e da lontano
e quando manca ... nascono le pene!

In molti abbiamo il frigo, la caldaia,
la macchina del gas, la lavatrice,
le scarpe (forse più di quattro paia)
con la lavastoviglie e friggitrice.

Un coniuge (oppure un convivente),
i figli ... che ci accrescono i pensieri,
i debiti, problema permanente
e ci sentiamo, spesso, prigionieri

d’un vivere sociale che ogni giorno
diventa sempre più difficoltoso
e ci guardiamo tutti quanti intorno
in cerca d’un consiglio coscienzioso

che ci permetta di sperare ancora
in un traguardo vero e costruttivo,
invece, come ... il vaso di Pandora,
la vita resta un fatto ... “punitivo”.

...Abbiamo tutto e non abbiamo niente,
perché ci manca l’elemento base,
ovvero la sostanza prevalente
che ci renda sicuri ad ogni fase.

... Ci manca la certezza del lavoro,
ci manca la fiducia nel domani,
la nostra vita è come un pomodoro
spremuto da ... “ladroni disumani”.

Son “loro” che raggirano la Borsa
(con l’euro ch’è indigesto all’Inghilterra),
...ma in questa enigmatica rincorsa ...
...restiamo sempre ... col sedere a terra!
.

sergio garbellini | Poesia pubblicata il 27/12/14 | 918 letture| 1 commenti

 
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Nota dell'autore:

«Il sale è un elemento che dà sapore a varie pietanze, senza il quale tutto diventa insipido, come la nostra vita che sembra ricca di ciò che abbiamo intorno, ma nel nostro animo si avverte l'assenza della certezza del futuro, del lavoro e della pensione per i nostri figli. E' come un muro che abbiamo davanti agli occhi e col passare dei giorni non ci dà nessuna speranza.»

 

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.

1 commenti a questa poesia:
«Come si distrugge un popolo?
Annientando i simboli e le tradizioni della loro storia e rifilandogli quelli del vincitore. Quel popolo scompare e ne rimane ben poco.
Come si distrugge la società moderna?
Distruggendone la storia e rifilandogli una fasulla Unione tra i popoli che da 5000 anni è stata sempre impossibile e foriera di guerre.
Come si impoverisce un popolo forte e non fondibile agli altri?
Impoverendolo con una Finanza fatta di falsa ricchezza e demolendo la sua produzione economicamente valida.
Ottima denuncia in forma poetica.»
Azar Rudif

  
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 Le sue 20 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Chiedo scusa a mia madre (21/02/13)

L'ultima poesia pubblicata:
 Considerazioni rispettose sulla vita (28/01/18)

Una proposta:
 I QUATTRO CAVALIERI dell'APOCALISSE (03/01/15)

La poesia più letta:
 "Regàlami una favola d'amore! " (16/03/13, 6869 letture)

  


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