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Presagi

Anna62

Uomini

Sbava la costa un vento umido
e muove il canneto,
sale la querula nenia dei gatti
e rompe il silenzio,
si sporge e trema il glicine
lungo il muro.

Conversano le case
con le poche luci della notte,
rotolano passi sconosciuti lungo la strada,
s'aprono lunghe forre d'ombra
in lugubri parvenze.

Ora il passo lontano è un agguato,
un indugio, una fuga, un tardivo ritorno,
forse...

Si torce l'anima ravvolta nel buio;
si sta dietro i vetri
come nei giorni d'assedio.

Di consueti paesaggi
e minuscole stelle lontane si fa certezza,
di insidiosi presagi si avverte l'esito...

E' una lama che luccica prima dell'affondo,
una voce soffocata nella gola capovolta,
un pneumatico che stride prima dell'impatto.

E chi ad insistersi dentro un presagio buono di vita.
vilmente attorto a quel filo che chiamano speranza.

Domani se ne dirà sui giornali,
lo leggeranno gli scampati.

Ma che non è mai detto:
si può morire anche così,a poco a poco,
nel presagio di altre morti.

Ché non è poi così scontato
un nuovo cielo di sole, domani.

Anna62 | Poesia pubblicata il 06/12/14 | 2160 letture| 3 commenti

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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3 commenti a questa poesia:
«Una poesia che affronta l'argomento in una dimensione dove la paura viene centellinata e dosata nei versi. una paura per il dolore che genera ogni tipo di violenza che ripeto genera inquietudine e paura.»
Francesco Rossi

«Mano affonda... il dolore e la morte spesso non considerata o sottovalutata»


   «Descrizioni accurate di un luogo fatto di ombre e di stasi come se il cielo si fosse fermato.
Immobilità nell'attesa di tristi presagi, in attesa della morte o di un avvenimento che porta la morte di qualcuno. E' vero, si potrebbe morire a forza di sentir parlare di morte o di attendere la morte come evento inevitabile, ma è il concetto di morte che è errato e non viene visto come l'orizzonte del nostro esistere. Che sia morte naturale o violenta il risultato è identico. Nell'ultimo caso, ciò che uccide anche i vivi è la mancanza di giustizia. Molto bella e "giusta"»
Azar Rudif


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 Le sue 27 poesie

La prima poesia pubblicata:
 I sogni (26/03/12)

L'ultima poesia pubblicata:
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Una proposta:
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