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Da Sola

Antonio Interlandi

Donne

Non ci furon precettori a dirmi come.
Nacqui senza perché e senza nome,
all’ombra di un albero capovolto
la cui condanna mi insegnò
a diffidar del vanitoso e ad evitar lo stolto.
Di mia madre seguii le orme;
vi entrai, le ricalcai e ne smussai le forme.
Guardando lei
imparai ad impastare
lievito e farina
e a dar da mangiare.
Per vivere,
a pescare con l’arpione
e, illuminando la via oscura,
delle ombre ne feci cacciagione.
Fui venerata come Dea,
poi reclusa e fatta rea
e, quando rifiutai la fede intimata,
come strega sul rogo fui bruciata.
Ancora oggi rincorro l’uomo per la parità
e per il gusto di dare ed aver felicità.
Per lui, al ritmo Ayoub, imparai a danzare,
a Pechino sui Gigli d’Oro a vacillare
e a Bangkok, con le ali del cigno, ad ondeggiare.
Da sola imparai a curare i feriti con un caldo abbraccio
e a ferire i cuori con uno sguardo di ghiaccio.
Imparai a dire si anche quando era no
e ad aspettare sulla porta di casa
il ritorno di un marito in guerra
e di un figlio cresciuto troppo in fretta.
Imparai a tagliare il cordone ombelicale,
a cullare e poi ad allevare i frutti dell’amore.
Da sola imparai a difenderli
con le unghie e con i denti e per loro
ho imparato ad aspettare uno squillo nel silenzio
e a temerne il seguente brusio vocale.
Ho imparato a piangere senza lacrime
e a morire gioiosamente nella grazia dell’amor filiale.
E se ti chiedi ancora la provenienza
della virtù muliebre e della sua conoscenza
la troverai negli strati più remoti della Terra
in cui da millenni scavo bagnati dall’orgoglio
solchi così profondi da rinascerne germoglio.
Alle mie radici sto adesso ancorata
per trarne acqua e sale
e tanto mi basta per andare avanti
offrendo ancora vita e combattendo il male.

Antonio Interlandi | Poesia pubblicata il 31/08/13 | 3538 letture| 5 commenti

 
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Nota dell'autore:

«L’albero capovolto è il Baobab, tipico albero etiope. In Etiopia sono stati infatti ritrovai i resti di Lucy, la prima donna vissuta sul pianeta Terra. Una leggenda africana narra che questi alberi, troppo fieri della loro bellezza, furono puniti da Dio e ribaltati a radici in su, sebbene qualche motivo di orgoglio lo avrebbero avuto.
I Gigli d’oro sono i piedi piccoli delle donne cinesi, costretti da fasce sin dalla tenera età.
Mentre in Thailandia le donne Kayan vengono chiamate donne cigno per via degli anelli che portano al collo.
»

 

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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5 commenti a questa poesia:
«Bellissima, versi che lasciano incantati, scavano nel profondo più di quanto una donna stessa riuscirebbe a fare. Spettacolare»
Stefania Siani

«Un intenso e profondo percorso, che racchiude le tappe di un inquieto andare, la donna negli anni, sempre ha pagato pegno a l'ignavia e ai soprusi di quel maschio dominante. Oggi le cose stanno leggermente meglio... ma sono ancora molti i nodi irrisolti per una vera parità. Una società senza la donna, è monca e manca di spinadorsale...è lei la vera forza della società. Belle e suggestive immagini poetiche...»
Giancarlo Fiaschi

«Una sequenza di immagini davvero coinvolgenti, le brillanti facce del diamante. Grazie.»
Massimo Curzi

   «mi inchino alla tua personalità e forza non solo nello scrivere bellissima!!!!!!!!»
faraon gianna

«Se di radici si doveva parlare, le tue in quest'opera sconfinano abbracciando il mondo, e chi meglio delle donne nell'intero pianeta potrebbe offrirne di tanto immense? Grazie a nome di noi tutte.»
Claretta Frau


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Antonio Interlandi ha pubblicato in questo sito:
 Le sue 6 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Essenza d'Amore (28/08/13)

L'ultima poesia pubblicata:
 Ma non troppo (23/09/16)

Una proposta:
 Prima della prossima (26/08/16)

La poesia più letta:
 Essenza d'Amore (28/08/13, 4119 letture)

  


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