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Nereo Rocco

Antonio Terracciano

Uomini

Tra i personaggi mitici del mio
primo peregrinare sulla terra
brilla la luce burbera d’un dio
del calcio, che quell’arte rese bella;

la rese bella per semplicità
di gioco e per il modo di trattare
i giocatori, con umanità,
senza vana importanza allo sport dare.

Erano tempi in cui poco bastava
per divertirsi con la tonda palla,
in cui un calciatore ancora dava
ai bimbi esempi per restare a galla:

per rimanere a galla nella vita,
con un poco d’astuzia e l’onestà,
pareva sufficiente e assai gradita
la lezione di quei campioni là.

E su di loro Rocco, il provinciale,
primeggiava per gran praticità,
come Maigret sembrava lui operare,
bene domando la complessità.

"Paron", col catenaccio che tu usavi
con squadre blasonate, molte volte,
al mondo intero spesso dimostravi
che nobiltà da sola ha gambe corte!

Antonio Terracciano | Poesia pubblicata il 13/10/12 | 3631 letture| 3 commenti

 
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Nota dell'autore:

«Il triestino Nereo Rocco, nato Roch (1912 - 1979), "el paron", dopo essere stato un discreto calciatore, diventò famosissimo come allenatore (fu un fautore del catenaccio), anche per il suo carattere sanguigno, pratico e un po’ provinciale, e per la sua parlata, infarcita di espressioni in dialetto triestino. La sua somiglianza (anche fisica) col commissario Maigret (in versione Gino Cervi) fu notata da un ospite di una puntata di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Se, decenne, diventai tifoso del "Milan", fu anche per merito suo.»

 

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3 commenti a questa poesia:
«semplicità ed umanità possono rendere EROI anche le semplici persone... anche giocatori che son semplici gregari possono primeggiare senza prime donne... il ricordo di questo uomo è vivo in chi ha avuto la possibilità di conoscerlo... di conoscere i suoi metodi e il suo modo di vedere lo sport in genere... apprezzata»
Giacomo Scimonelli

«Vecchi tempi, vecchio calcio, vecchia morale. Il "catenacciaro" Rocco è rimasto nella memoria del gioco del pallone. Lo si rammenta ancora per il suo "difensitismo" ad oltranza, quasi un metafora della vita, dove bisogna far blocco per dfendersi dai venti del destino, quando ci vorrebbero travolgere.
Una brillante rievocazione del Terracciano sull'impostazione del vecchio "metodo", quando i giocatori all'esterno della formazione si chiamavano ali e c'era il centromediano con i due mediani laterali.
Ora ci sono le "fasce", "il centrocampista"... Meno male che il portiere è rimasto portiere.
E proprio un poeta conterraneo di Nereo Rocco scrisse in un famosa poesia: "Il portiere caduto alla difesa..."
Scusate se ho divagato!»
Lorenzo Crocetti

   «Gli odierni internazionali divi del calcio, che lezioni di vita possono mai dare agli attuali decenni?
Interessante riflessione in quartine.»
hy ju


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Antonio Terracciano ha pubblicato in questo sito:
 Le sue 55 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Nel battere di ciglia (05/05/09)

L'ultima poesia pubblicata:
 Salvataggio di una poesia (02/07/16)

Una proposta:
 Rosa (29/05/16)

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