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A me’ terra

Michelangelo La Rocca

Dialettali

Quantu si beddra
nicareddra mia,
unni mi vontu, vontu
viu a tia.
Taliu lu to celu
e lu to mari,
sempri cu tia
vulissi stari.
Sapissi chi piciari
chi mi duna
taliari lu to suli
e la to luna.
Quannu a li voti
da Scilla ti taliu
mi pari a prova
ca esisti Diu!
Un jornu terra mia’
vulissi turnari
spirannu d’aiutariti
a cangiari!
Dimmi beddra me’
quanne’ ca tornu?
Nun viu l’ura
c’arriva stu jornu,
pi m’abbrazzari
forti a lu tò pettu
e dariti pi sempri
lu me’affettu,
chiddru ca un figliu
a so’ matri duna
quannu d’avilla
avi la furtuna!

Traduzione

La mia terra

Quanto sei bella
piccolina mia,
dovunque guardo
non vedo che te.
Guardo il tuo cielo
ed il tuo mare,
sempre con te
vorrei stare.
Sapessi che piacere
che mi dà
guardare il tuo sole
e la tua luna.
Quando a volte
da Scilla ti guardo io
mi sembra la prova
che esiste Dio!
Un giorno terra mia
vorrei tornare
sperando di aiutarti
a cambiare!
Dimmi terra mia
quando torno?
Non vedo l’ora
che arrivi il giorno,
per abbracciarmi
forte al tuo petto
e darti per sempre
il mio affetto,
quello che un figlio
dà a sua madre
quando d’averla
ha la fortuna!

Michelangelo La Rocca | Poesia pubblicata il 06/12/11 | 2819 letture| 3 commenti

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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3 commenti a questa poesia:
«Accorati versi pieni di tristezza e nostalgia, versi che dimostrano quanto è stato penoso e lo è tuttora il distacco dalla propria terra natia, qualunque ne sia il motivo. Un amaro e non voluto destino ha costretto ad emigrare, con molta rassegnazione, gli abitanti della magnifica Sicilia, terra ricca di bellezze naturali, di storia antica e molte ancorate tradizioni, questo al fine di garantire un vivibile futuro a se stessi ed ai propri cari. Ma chi la lascia, spera sempre in cuor suo, sino alla morte, di ritornare all'amata Sicilia, auspicando di ritrovare sempre un'isola meravigliosa, non povera ma più "solida". Veramente sentita, arricchita da bellissime rime poetiche e tante emozioni. Un applauso!»
Angela Schembri

«La terra che ci ha dato i natali è come una madre che non si dimentica mai. E come potrebbe colui che è costretto a vivere fuori dalla Sicilia per lavoro, dimenticare i suoi colori, i suoi odori e i suoi sapori? Come potrebbe dimenticare il suo cielo limpido, l'azzurro del suo mare, la svariata quantità e qualità di frutta che produce? Anche volendo non si può dimenticare la bellezza e la meraviglia di quest'isola che tanti poeti ha ispirato, molti hanno cantato alla Sicilia come a una donna bellissima ma... un po' contradditoria. Il Poeta spera, un giorno, di potere ritornare a vivere nella sua terra natia per gustare ancora il sapore dell'isola, per deliziarsi ancora dei suoi meravigliosi colori...»
Sara Acireale

   «La terra è una madre che non si dimentica mai e che non muore mai. La descrizione poetica trasmette emozioni, peraltro condivise.»
Salvatore Linguanti


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La prima poesia pubblicata:
 Il salice piangente (19/10/11)

L'ultima poesia pubblicata:
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Una proposta:
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