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Il Cigno e l'Aquila

Massimiliano Zaino

Fiabe

V'era tempo addietro un cigno dolente
che vivea sull'acque d'un picciol lago.
Il suo ciglio stava sempre gemente
e perduto nel profondo del vago.

Sognava la compagnia e il dolce Amore;
e tanto voleva e bramava amare
che trascorrea le solitarie sue ore
nella solitudine del sognare.

V'era anche un'aquila bella e galante
che volava sur d'un vicino monte.
Il suo volto parea sempre esultante
e regale nella sua balda fronte.

Cercava la felicità e il diletto;
e tanto desiava goder la vita
che nel suo femminino e baldo petto
niuna lena stava morta e sopita.

Un dì il cigno vide l'aquila amena
volar tra i placidi venti del cielo.
Gli parve una pia creatura serena
colma di dolcezza, colma di zelo.

E subito sentì il pio còricino
balzare nel petto forte di speme.
Era l'Amore... l'Essere divino
che monda il pianto del ciglio che geme.

Anche l'aquila vide il miser cigno
alzar il bianco viso verso di lei.
Ma nel core nessun delizioso igno
le inspiraron i fatali e crudi Dei.

E fè l'indifferente e la crudele
sicché volò via oltre l'orizzonte,
lasciando il cigno in preda all'aspro fiele
e a mille e mille insopportabili onte.

Il cigno superò allora il silenzio,
e col suo canto piangente la chiamò.
Il duolo era sì forte, era d'assenzio,
che a gridare smarrito pur si trovò.

Sembrava dire- " Amami, ti prego!...
Orsù, amami!... Sii tu la mia compagna "-.
E il silenzio parea opporre il diniego
a questa tormentata e cruda lagna.

L'aquila frattanto s'era posata
sur d'un lontano frondoso arboscello.
Sentìa, sì, sentìa, d'essere chiamata.
Ma sussurrò al core-" No! Resta fello "-.

Come potea amare un cigno sperduto
che l'unica virtude che per lei avea
era la voce simile ad un liuto
sònato ai piè del forte della contea?...

Il cigno continuava anco a cantare...
a lamentarsi sempre a squarciagola.
Oramai voleva e bramava amare,
e uscire dalla vita oppressa e sola.

Ma soltanto il silenzio lo cullava
in quel momento tra il dolce e l'amaro.
Soltanto il Destino gli minacciava
un immenso duolo sempre più raro.

L'aquila nel frattempo mosse il becco,
e fè sentire la sua dura voce.
Parea gridare un no tremendo e secco...
un diniego terribile e feroce.

E quando risentì il cigno a pregarla,
ella volse lo sguardo all'artiglio.
Mirò l'ugna. Che fare? Affilarla?...
Ah, quale terrore! Quale scompiglio!

Passarono l'ore. Giunse la notte.
Il cigno gemente ancora pregava
nel mezzo di quelle perdute motte
che la bianca Luna già salutava.

L'aquila crudele e ria non rispondea.
Il suo becco stava muto e furente.
Il suo tenebroso e duro cor tacea.
La pietà dinnanzi a lei era silente.

Ahimè, il cigno allora s'arrese e tacque.
" Quando il dolce e soave canto ha finito
il cigno s'appoggi sulle fredde acque,
ché oramai può dirsi strutto e perito" .

E così come dice l'anatema,
subito il pio cigno defunto giacque;
e quasi per dolce pudore e tema,
sprofondò nel vortice di quelle acque.

Non udendolo più, l'aquila accorse
al solingo e dimenticato lago.
E, mentre esultava, al core la morse
un malore proveniente dal vago...
dal vago di quell'Amore celato,
di quell'inconscio e dolce fòcherello
che forse stava da sempre inchiodato
a quel core che morì crudo e fello.

Ed ora che sto già per lagrimare
pensando il mio Amore non corrisposto,
questa favola s'ha da terminare
a qualsiasi prezzo, a qualsiasi costo.

Massimiliano Zaino | Poesia pubblicata il 19/10/09 | 5044 letture| 6 commenti

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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6 commenti a questa poesia:
«Le bestie miti, sono le migliori:
cigni, conigli, pecore, agnellini,
scoiattoli, poi ricci, anche se han spini,
angeli e santi, i degni degli onori.»
Vaibhava das Vito Parisi

«spesso è difficile capire quanto un sentimento sia o no corrisposto e se il canto del cigno innamorato non divenga alla fine una musica di cui l'aquila non può più fare a meno... alcuni amori sono più corrisposti di quel che può sembrare e alcuni altri non sono veri amori ma infatuazioni... quel che c'è nel profondo non sempre riusciamo a comprenderlo, nemmeno in noi stessi... bella lirica, molto elegante!»
L Falchero

«è un canto struggente di un lirismo puro e d'altri tempi, troppo d'altri tempi forse! ma bellissimo in ogni caso»
Michele Tropiano

   «Questa è d'amore canto e morte d'una regina del cielo e della bellezza il pianto. Stupenda favola e nuova traduzione del magnifico balletto, la morte del cigno. Applauso»
Maria Rosy

«una delle poesie più BELLE mai lette qui... è un INCANTO... Bellissima...»
Stefania Bucari

«Pensavo, mentre mi inoltravo nella lettura, che in fine l'aquila avrebbe straziato il cigno con i suoi artigli, quelli reali. Il cigno è stato straziato lo stesso, ma con l'indifferenza. Povero cigno! Spero che il nostro possa trovar miglior destino scorgendo tra le increspature del lago la degna compagna.»
Alida Kirschner


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Massimiliano Zaino ha pubblicato in questo sito:
 Le sue 33 poesie

La prima poesia pubblicata:
 Il Cigno e l'Aquila (19/10/09)

L'ultima poesia pubblicata:
 Incubo e Sogno (10/01/18)

Una proposta:
 A una Sentinella (18/01/17)

La poesia più letta:
 Sogno gotico d'Amore foriero d'Ingiuria al Sognare (15/01/10, 7057 letture)

  


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